Sarà un passo in più

Bisogna che lo porti a fare un giro alla sua scuola nuova. Perché almeno veda com’è. Per annusarla un pochino. Perché cominci a capire che: ci siamo, è domani!
Siamo (quasi) tutti. C’è lui – Giovanni – che tra un giorno comincerà la scuola materna. E ci sono i suoi fratelli grandi- per darmi man forte.
Le maestre sorridono molto – e questo mi fa felice – e ci fanno fare il giro dell’asilo.
“Allora, Pietro, che dici dell’asilo nuovo di Gio?”.
“È bellissimo! Ci sono un sacco di giochi”.
È esattamente quello che speravo dicesse. Ma lui – Gio – mi stringe forte la mano. E arriccia la bocca. E gli viene quella faccia buffa di quando non vuole fare qualcosa.
Non c’è bisogno che dica nulla: lo vedo. Lo sento benissimo.
Torniamo a casa e gli provo il grembiule: “Guarda come sei bello, Gio! Il grembiule come i bimbi grandi!”.
E lui non ne vuole sapere. Allora lo togliamo. E rimane appeso sulla gruccia, in corridoio, per tutto il pomeriggio. Lui ci passa davanti un sacco di volte e, ogni volta, lo ignora. Finché non arriva il babbo: allora glielo fa vedere, fiero.
“È i’ ghembiule mio della mia ccuola materna”. E sorride.
Penso che sarà dura. L’inserimento, le maestre nuove, i nuovi amici. Che sarà dura ma passerà.
E penso a quel suo modo così dolce che ha di affrontare le fatiche, i tanti “no” che si sente dire, i compromessi a cui deve scendere. Penso ai suoi grandi sorrisi, ai suoi grandissimi pianti. A quel suo modo di “sentire” così pieno. E profondo.

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Si divertirà.
“Divertiti, piccolo Giovanni! E sarà un passo in più. Per te. E per me”.
È il mio augurio per te, all’inizio di questa nuova avventura.

Io sto fuori

Alberto è un piccolo fiorentino di quasi tre anni. Comincerà la materna a settembre
Rosy ha 4 anni – una chiacchierona. Che però parla un portoghese che somiglia solo vagamente all’italiano. E anche lei comincerà l’asilo a settembre. Forse.
Cos’hanno in comune?! Una città: Firenze.
E poi: sono “esclusi”, tutti e due! Non sono rientrati nelle graduatorie per l’accesso alla scuola dell’infanzia: non gli spetta il posto.
Insieme a loro ci sono decine di altri bambini. Per questi piccoli fiorentini le alternative rimangono: la mamma, i nonni, la babysitter o la scuola privata.
E, sì: siamo di nuovo a parlar di soldi, finanziamenti ed investimenti…. Ancora.

E allora, che si fa? “Forse un Paese normale avrebbe aumentato il numero delle classi – ci dice Chiara, la mamma di Alberto -. Perché non è che questi bambini sono nati ieri!!! Era prevedibile che, arrivati ai 3 anni, avrebbero chiesto una scuola. Il problema è che non ci sono i soldi, ok. Ma non trovo giusto che ci sia chi ha un servizio a costo zero e chi invece rimanga con un nulla di fatto, sacrificando così l’istruzione del proprio foglio”.

Sembra assurdo, eppure è così: la scuola dell’infanzia NON è obbligatoria. Fatto – questo – che non la rende meno importante. Lo sto studiando e lo vivo con i mei bimbi. E credo non possa esser sostituita con null’altro.

La mamma di Alberto, con altri genitori, si è rivolta al dirigente scolastico del suo circolo e conta di arrivare fino in Palazzo Vecchio. “Le tasse sono per tutti, ma la scuola evidentemente no. Mi sembra incredibile!”.
Ogni altra parola credo sia in più. Punto.

Chiara sta raccogliendo le “adesioni” di tutti quei genitori che sono nella sua stessa situazione e che vogliono far sentire la loro voce. Chiunque voglia contattarla può farlo scrivendo all’indirizzo emergenzascuolematernefirenze@gmail.com.

 

Centouno, centodue, centotre……

Oggi sono di turno ad assaggiare alla mensa dell’asilo. Zero voglia. Allora mi faccio una bella treccia. Vedi mai, che la mattina vada meglio del previsto.
E in effetti riscuoto subito un gran successo. Le bambine………

Mi metto a sedere e parte la rumba.
Avete mai provato a fermare un bimbo che sta contando?!
Se no, ve lo dico io: è impossibile!
Prima di tutto, è altamente probabile che neppure vi senta, tanto è concentrato. O se per puro caso vi sente, non ci pensa neppure a fermarsi, ha detto che arriverà a 100 e ci arriverà……..
E dopo di lui, un altro alzerà il tiro e ti proporrà di arrivare a 200!!
“Uno, due, tre…”.
“Aspetta, Franci, aspetta!!!! Io partirei direttamente da 100, dai! Sennó domani siamo sempre qui….”. Sorrido complice e spero che mi venga dietro.
Lui mi guarda serio. Piega la testa e socchiude gli occhi, proprio come farebbe un vecchio saggio che sta per dire la sua: “vaaaa bene”.
Sospiro – di sollievo.
E riparte: “centouno, centodue…… Duecento!!!”
Siamo tutti distrutti: lui che ha contato e noi che abbiamo ascoltato! E finalmente arriva anche la minestra! Poi la ciccia, le patate, la banana. Mi raccontano di gatti, di babbi disordinati, di mostri, di caccole e cacche – quelle non mancano mai.

Poi mentre stiamo per andar via l’unica bimba del tavolo mi guarda decisa: “A me mi piaci tanto!”.
“Cosa?!”.
“A me mi piaci tanto, te!”.
Questo è un ottimo modo di finite il pranzo.
E io: adoro questa bambina!!!!