Un polpo giallo

Quando abbiamo deciso di andare a Livorno, ieri, io mi aspettavo diverse cose ma questo proprio no.
E invece è successo.
È successo che dopo una coda di quaranta minuti davanti alla biglietteria dell’acquario. Dopo aver urlato di gioia. Dopo essersi quasi tuffati nella vasca delle razze. Dopo esser rimasti a bocca aperta di fronte alla maestosità delle tartarughe di mare. Dopo essersi spalmati sui vetri di quelle vasche. Dopo aver urlato tutto quello che gli saltava in mente. Dopo le foto nella bocca dello squalo. Dopo le meduse. Dopo aver urlato ancora qualche altra cosa. Dopo i ricci di mare e il pesce pagliaccio.
Insomma, dopo qualche ora di acquario usciamo sul prato della Terrazza Mascagni.
“Mamma, il polpoooo”.
“Lo sai che in effetti, Pietro, il polpo non s’è visto!”:
“È giallo!”.
……….
“Lassù, guarda!”.
Ecco, è successo: lassù c’è esattamente un polpo giallo che vola. E poi se ne alza uno viola. E uno bianco. I bimbi ridono felici. E io non so più dove guardare: il mare che ha un colore incredibile o il cielo, pieno di nuvole e aquiloni?
Cammino con lo sguardo per aria. E inciampo.
E intanto volano altri aquiloni ancora: enormi, colorati, altissimi.

Ci avviciniamo a Alberto, che li sta lanciando, e poi non resisto più: in macchina abbiamo i nostri due aquiloni. Sono piccini, ma io sono sicura che…
“Woooow. Volano altissimi, mamma!!”.
E così passiamo due ore col naso all’insù!
A sorridere.
A respirare quell’aria che profuma di mare e di vento. E di cielo.
E intanto il polpo giallo volante è diventato il nostro animale preferito!

Quella sensazione che…

È iniziato ed è finito in un modo che ho adorato. E, chiuso il libro, ho capito cos’era quella sensazione che mi ha accompagnato per tutte le 364 pagine che mi sono divorata in questi ultimi tre giorni. È voglia di ricominciare a scrivere. Voglia di annotare, passo dopo passo, le mie giornate, i miei pensieri. Le cose che mi fanno sorridere. Quelle che mi turbano, mi interrogano, mi scuotono.
È arrivato il momento!
E voglio cogliere questo desiderio. Voglio farmi questo regalo e dedicarmi qualche istante, perché qualcosa resti. Senza per forza sapere cosa. O per chi.
Scrivere. Riprendere il filo.
Sono al tavolo di cucina della nostra casetta al mare. A Cecina. E torno a scrivere. Riparto da qui. Come nulla fosse. Dopo una lunga pausa che evidentemente mi serviva.
E via!
E, se ve lo state chiedendo, il libro che mi ha restituito la voglia di scrivere è di Isabel Allende: “La casa degli spiriti”. E se c’è bisogno che io lo consigli, ecco lo faccio!
Comincia così: “Barrabás arrivò in famiglia per via mare…”.

Un gran figo

“Mamma, ma io la doccia non la voglio fare! Non puzzo!!!!!”.
“Non è che devi per forza puzzare per fare la doccia…”.
“Ma io voglio giocareeee”.
“Lo so, ma la doccia va fatta”.
“Perché?”.
“Perché c’è la recitino all’asilo, oggi. E poi ti fanno la festa, ti danno il diploma”.
“Per andare alle elementari?”.
“Sì”.
“Come un biglietto del treno?”.
“Sì. O forse no”.
“No”.
“Forse ti mettono il cappello nero con il filo, quello del diploma”.
“Ah, sì!!!! Quello con la cassetta sopra”.
“Che cassetta, Tommi?”
“La videocassetta sopra. È tutta nera, però. Non ho capito di che cartone è”.
“Vai, spogliati. Io accendo l’acqua”.
“No, ti prego”.
………..
“Solo per questa volta”.
“Anzi, prima ti taglio i capelli”.
“No, i capelli……”.
“Sì, pure quelli! Capelli e doccia. E gel!!!!”.
“Davvero il gel?!”.
“Beh, sì!”.
“Ok, taglia. Ma non mi fare le scale”.
…………..
“Occhio, mamma. Perché mi devo fare la foto della cassetta”.
“Del diploma!”
“Devo essere bello”.
“Sei già bellissimo”.
“Un gran figo, eh!?! Occhio”.
……………….

Pisa – Schiphol – Amsterdam

Sul volo Transavia ci aspetta un tipo assurdo: un omone immenso – che a stento passa tra i seggiolini. È il nostro steward! I bimbi lo guardano tra il lusco e il brusco e io rido sotto i baffi. Ma siccome impicciamo, nel mezzo al corridoio aspettando che i bambini scelgano il posto che preferiscono, lui ci guarda malissimo e: “You MUST to move from here!”.
Ecco, apposto. Ora possiamo partire!
Sorriso finto e paura vera – io. Sorrisi veri ed emozionati – tutti gli altri.
Loro sbirciano dal finestrino, io non vedo l’ora di scendere.
“Mamma, guarda c’è l’acqua!”.
“Tutta l’acqua. Tanta l’acqua”.
Eccola, l’Olanda!
E Amsterdam che, a dispetto di quello che pensavo, è favolosa anche per i bambini!!
I canali, il verde, le houseboat.
Il Nemo, i fiori, i ponti.
Il De Amsterdam.
E le bici!!!!
Girare Amsterdam con le bici è incredibile!! Io, con il vento in faccia e le loro risate nelle orecchie, me ne sono innamorata. E loro si sono divertiti da matti!
“Mamma, forza dai, devi andare fortissimo!!!!”.
“Oh, no: babbo ci sta superdandoooooo. No!!!”.
“Ciaooo, io vado più forteee”.
“Mamma, dai!!!!!!”.
“Oh! Eh!! Prima di tutto – con la scusa del ginocchio sghembo – il babbo se n’è preso uno e ha lasciato voi due a me e siete due piombi. E io comincio ad avere una certa età!”.
“…..Sei vecchia?!”.
“No, è che…. Ecco, sentite che vento! È perché sto pedalando fortissimo. È il vento della velocità!!”.
………………..
……………….
 “Oh, è vero!!!! Grande mamma”.
“Bava mamma!!!!”.
E così per due giorni: di sole e di vento. Di ponti e piste ciclabili. Di fiori e parchi immensi. Finché Giovanni si è addormentato stecchito sul carretto. Allora abbiamo restituito le bici al negozio del noleggio.
“Ma la possiamo portare a Sesto questa bici col carretto, daiiiii”.
“Tipregotipregooooo”.
“E chi ci torna a Sesto?! Domani: mulini a vento!”

Vincent e Theo

Stasera mi manca!
Senza il babbo che è a suonare.
Senza i bimbi che chiamano “mamma” in continuazione e che ora russano che paiono tre settantenni.
Senza un manuale su cui studiare.
Senza muffin da preparare, per domani a colazione.
Senza panni da stirare – perché io non stiro, beh!
Senza giochi da rimettere – che è il lato positivo di star fuori tutto il giorno!
Stasera mi manca un buon libro sul comodino. Pagine scritte nero su bianco in cui sprofondare.
Il libro è sullo scaffale di una libreria del centro – che a quest’ora però è chiusa. È lì che mi aspetta. Domani lo andrò a comprare!
Stasera, per me – che leggevo per loro – c’è stata “solo” una lettera d’amore: “Mio caro Vincent, grazie per lo splendido giorno trascorso ad Arles”.

Un amore profondo, autentico. Fatto di girasoli e notti stellate. Uno di quegli amori che commuovono. Anche se io sono di lacrima facile – e allora faccio poco testo. L’amore di due fratelli, strambi da morire: occhi azzurri, barba rossa…
“Portami sempre con te, in tutto quello che vedi. Il tuo angelo custode, Theo Van Gogh”.
Chiudo questo albo tenerissimo. Lo chiudo e metto in valigia: lui viene con noi fino ad Amsterdam. Anzi, a dire il vero, lui è l’inizio del nostro viaggio ad Amsterdam.
Quasi pronti. Quasi partenza!!

E se anche a voi piacciono le lettere d’amore, questa la trovate in libreria – o anche in biblioteca: “Mio caro Van Gogh” di Alessandro Sanna, Edizioni Artebambini.
Buona lettura!

Il mio perché, per te

Lo faccio perché la mia vita è questa. Ora. Questa sola, ho!
E, per quanto possa dipendere da me, voglio assaporarla tutta. Sentirne l’amaro, il dolce, l’aspro, il salato.
Perché quanto durerà non lo so, ma so che posso viverla di più o di meno.
E io voglio viverla di più.
Perché per ogni arcobaleno che solcherà il cielo, ci sarà stato un acquazzone pazzesco. E mi va bene! Adoro i temporali.
Perché per ogni tramonto che mozza il fiato, ci sarà una notte buia, lunga e fredda. E io ci sto! Il sole poi tornerà.
Perché per veder fiorire le margherite nel giardino sotto casa dovrò aspettare un inverno interno. Aspetterò, impaziente!
Perché loro tre respirano i miei pensieri, le mie emozioni. E voglio che siano respiri pieni.
Perché la vita è una fatica. Che a volte diventa una fatica pazzesca. Ma non abbastanza per non essere vissuta, tutta.
Fino in fondo.