E tre!

“Ok, eccoli lì. Allora: uno, due…
No, aspetta: uno, due….
Ma porca schifa, perché me ne manca sempre uno?!”.
Sppplashh
“E tre, eccolo è riemerso!!”.
Buon mare a noi (quattro).
E un bacione al nostro babbo che è tornato a lavoro.

Gnam!

“Ragazzi, a me questo non mi piace!”.
“Dai, Tommi!!”.
“Senti, mamma: no!”.
“Prova se lo volesse qualcuno, dai”.
“Qualcuno lo vuolesseee?”.
“Io!!”.
“Benissimo! Dallo a Pietro, vai!”.
“Wow….Tieni”.
“Aspetta ma: l’hai sputato?”
“No!”.
“Bene, perché io la roba sputata non la mangio!”.
“Non l’ho sputato”.
“L’hai ciucciato?”.
“No”.
“L’hai leccato?”.
“No”.
“Qui?”.
“No”.
“Qui?”.
“No”.
“E qui che mi sembra…”.
“No”.
“Qui sì, Tommi!”.
“Dai, peròòòò”.
“Tieni! Riprenditelo”.
“Uffa”.
“E anche questo”.
“Ma questo pocooo”.
……
“Uffa, m’è toccato mangiarlo”.
“Tommi, mi dispiace, ma io mangio la mia roba che è meglio”.
“Allora anch’io mi mangio la tu’ robaaaaa”.
“Cheeee?!?”.
“Gnam!”.

Un polpo giallo

Quando abbiamo deciso di andare a Livorno, ieri, io mi aspettavo diverse cose ma questo proprio no.
E invece è successo.
È successo che dopo una coda di quaranta minuti davanti alla biglietteria dell’acquario. Dopo aver urlato di gioia. Dopo essersi quasi tuffati nella vasca delle razze. Dopo esser rimasti a bocca aperta di fronte alla maestosità delle tartarughe di mare. Dopo essersi spalmati sui vetri di quelle vasche. Dopo aver urlato tutto quello che gli saltava in mente. Dopo le foto nella bocca dello squalo. Dopo le meduse. Dopo aver urlato ancora qualche altra cosa. Dopo i ricci di mare e il pesce pagliaccio.
Insomma, dopo qualche ora di acquario usciamo sul prato della Terrazza Mascagni.
“Mamma, il polpoooo”.
“Lo sai che in effetti, Pietro, il polpo non s’è visto!”:
“È giallo!”.
……….
“Lassù, guarda!”.
Ecco, è successo: lassù c’è esattamente un polpo giallo che vola. E poi se ne alza uno viola. E uno bianco. I bimbi ridono felici. E io non so più dove guardare: il mare che ha un colore incredibile o il cielo, pieno di nuvole e aquiloni?
Cammino con lo sguardo per aria. E inciampo.
E intanto volano altri aquiloni ancora: enormi, colorati, altissimi.

Ci avviciniamo a Alberto, che li sta lanciando, e poi non resisto più: in macchina abbiamo i nostri due aquiloni. Sono piccini, ma io sono sicura che…
“Woooow. Volano altissimi, mamma!!”.
E così passiamo due ore col naso all’insù!
A sorridere.
A respirare quell’aria che profuma di mare e di vento. E di cielo.
E intanto il polpo giallo volante è diventato il nostro animale preferito!

Quella sensazione che…

È iniziato ed è finito in un modo che ho adorato. E, chiuso il libro, ho capito cos’era quella sensazione che mi ha accompagnato per tutte le 364 pagine che mi sono divorata in questi ultimi tre giorni. È voglia di ricominciare a scrivere. Voglia di annotare, passo dopo passo, le mie giornate, i miei pensieri. Le cose che mi fanno sorridere. Quelle che mi turbano, mi interrogano, mi scuotono.
È arrivato il momento!
E voglio cogliere questo desiderio. Voglio farmi questo regalo e dedicarmi qualche istante, perché qualcosa resti. Senza per forza sapere cosa. O per chi.
Scrivere. Riprendere il filo.
Sono al tavolo di cucina della nostra casetta al mare. A Cecina. E torno a scrivere. Riparto da qui. Come nulla fosse. Dopo una lunga pausa che evidentemente mi serviva.
E via!
E, se ve lo state chiedendo, il libro che mi ha restituito la voglia di scrivere è di Isabel Allende: “La casa degli spiriti”. E se c’è bisogno che io lo consigli, ecco lo faccio!
Comincia così: “Barrabás arrivò in famiglia per via mare…”.