Vincent e Theo

Stasera mi manca!
Senza il babbo che è a suonare.
Senza i bimbi che chiamano “mamma” in continuazione e che ora russano che paiono tre settantenni.
Senza un manuale su cui studiare.
Senza muffin da preparare, per domani a colazione.
Senza panni da stirare – perché io non stiro, beh!
Senza giochi da rimettere – che è il lato positivo di star fuori tutto il giorno!
Stasera mi manca un buon libro sul comodino. Pagine scritte nero su bianco in cui sprofondare.
Il libro è sullo scaffale di una libreria del centro – che a quest’ora però è chiusa. È lì che mi aspetta. Domani lo andrò a comprare!
Stasera, per me – che leggevo per loro – c’è stata “solo” una lettera d’amore: “Mio caro Vincent, grazie per lo splendido giorno trascorso ad Arles”.

Un amore profondo, autentico. Fatto di girasoli e notti stellate. Uno di quegli amori che commuovono. Anche se io sono di lacrima facile – e allora faccio poco testo. L’amore di due fratelli, strambi da morire: occhi azzurri, barba rossa…
“Portami sempre con te, in tutto quello che vedi. Il tuo angelo custode, Theo Van Gogh”.
Chiudo questo albo tenerissimo. Lo chiudo e metto in valigia: lui viene con noi fino ad Amsterdam. Anzi, a dire il vero, lui è l’inizio del nostro viaggio ad Amsterdam.
Quasi pronti. Quasi partenza!!

E se anche a voi piacciono le lettere d’amore, questa la trovate in libreria – o anche in biblioteca: “Mio caro Van Gogh” di Alessandro Sanna, Edizioni Artebambini.
Buona lettura!

Il mio perché, per te

Lo faccio perché la mia vita è questa. Ora. Questa sola, ho!
E, per quanto possa dipendere da me, voglio assaporarla tutta. Sentirne l’amaro, il dolce, l’aspro, il salato.
Perché quanto durerà non lo so, ma so che posso viverla di più o di meno.
E io voglio viverla di più.
Perché per ogni arcobaleno che solcherà il cielo, ci sarà stato un acquazzone pazzesco. E mi va bene! Adoro i temporali.
Perché per ogni tramonto che mozza il fiato, ci sarà una notte buia, lunga e fredda. E io ci sto! Il sole poi tornerà.
Perché per veder fiorire le margherite nel giardino sotto casa dovrò aspettare un inverno interno. Aspetterò, impaziente!
Perché loro tre respirano i miei pensieri, le mie emozioni. E voglio che siano respiri pieni.
Perché la vita è una fatica. Che a volte diventa una fatica pazzesca. Ma non abbastanza per non essere vissuta, tutta.
Fino in fondo.

Sul finire delle feste

“Buongiorno bimbi! Oggi ricomincia l’asilo, alzatevi”.
“Ma però aveva detto la maestra che erano cinque giorni di festaaaa”.
“È vero, ma cinque giorni sono passati”.
“Era ‘a fetta de’ copleanno di Pacccqua?”.
“Ma nooooo. Gio te non lo sai, sei piccolo”.
“No”.
“Sì”.
“No”.
“Sì”.
“Era la festa di Gesù che è risolto”.
………..
“È risolto?”.
“Sì, l’ha detto la suora”.
“Beh, allora. Se l’ha detto la suora, sarà risolto sicuramente!”.
“Non si dice “risolto”, Tommi! Si dice che è la festa del Risorgimento”.
……..
“Risolvimento”.
“Rinascimento”.
“Resurrimento”.
“Resurrezione?!”.
“Sì!! Grade mamma”.
“Grazie”.
“Prego. Te torna tra dieci minuti, per favore. Io dormo un altro po’ e poi risolvo. Promesso”.

Insomma: boh!

Ieri era lunedì e non domenica. Oggi è martedì ma loro non vanno all’asilo. Domani è mercoledì e hai appuntamento col professore. E sei per sette quarantadue, più due quarantaquattro.
E te che fai, scrivi?!
Sì, perché?
Perché sei sparita. Insomma, se qualcuno mi avesse chiesto….
Boh, è che non sapevo come scriverlo.
Cosa?
C’ho messo un po’ di tempo.
Ma cosa?
E alla fine non lo so.
E quindi?
E quindi, dopo una mangiata di uovo Kinder e colomba, son di nuovo qui, davanti al mio Mac. Senza un’idea precisa. Anzi, con mille idee superconfuse.
Pronta!
Oddio, “pronta” è un parolone. Direi: andiamo e poi vediamo dove.
E felice giorno, a me!

Senza un dove

Mi riempio gli occhi e il cuore di loro. È questo. Di questo ho bisogno, oggi.
Di loro che corrono su un prato pieno di margherite. Che ridono. Quest’aria di aprile che gli scompiglia i capelli. Di loro che corrono senza un dove. Felici. Per il solo fatto di essere qui. Insieme. A correre.
Di lei, che fa fatica a tenere il passo.
Di lui che si volta, rallenta e le allunga la mano.
Di loro che corrono per mano. E ridono.
Di lui che li guarda da lontano. E pagherei – pagherei non so quanto – per sapere que pasa. Per sentirne anche uno soltanto, di tutti quei pensieri.
Di lui che intanto vuole andare sulla giostra del trenino e non sente ragioni.
Di loro. Di noi.
In questi giorni io ci provo.
E loro con me – meglio di me! – a correre senza un dove. E io con loro.