Non chiedermi

Non chiedermi di prendere una taglia in meno perché “tanto poi cedono”. Io starei tutto il viaggio di ritorno a pensare alla sensazione di oppressione che mi danno quei jeans. E alla fine non li metterei, lo so! Non mi chiedere di spiegarti come si fa a giocare: gioca con me! Non chiedermi di cominciare dalla prefazione, non la sopporto. Prima leggo il libro. Se poi mi è piaciuto da morire, allora la leggerò. E magari la rileggerò pure! Non chiedermi di aspettare che il gelato si ammorbidisca un po’. Come si fa, con un cono in mano, ad aspettare?! Non chiedermi di farci l’occhio, sono miope un bel po’. Non chiedermi di aspettarti, se poi non ci sarai. Non chiedermi di cominciare con il riscaldamento, alza la musica appalla e balliamo. E per favore: niente defaticamento! Non chiedermi di aspettare che il colore scarichi “tra due o tre lavaggi”. Io voglio uscire da qui, guardarmi nello specchietto retrovisore e dire “wow”! Non chiedermi di correre piano. Non ci provare! Non chiamarmi a tavola se la cena non è pronta. O se è pronta ma è tutto a bollore e allora devo aspettare che raffreddi. Non chiedermi di aspettare che lo smalto asciughi. Poi si vede che non ho aspettato, lo so. Pazienza. Non chiedermi di contare le pecorelle per prendere sonno.

No, io penso ad “un bel prato verde, con tante margherite.” Me lo diceva sempre babbo Marco quando da piccola non riuscivo a dormire. Ah, da qualche parte – nel giardino – c’è anche uno scivolo. Funzionava!

Fototessera

“Vai: ridi! No, un po’ meno. Dai, è la fototessera per l’iscrizione a scuola non è che ti puoi sganasciare così”.
Ma che sto dicendo?

?!?!?!?MA COSA STO DICENDO?!??!??

“È la fototessera per scuola: se vuoi, sganasciati pure!!! Oppure fai un bel sorriso. Uno dei tuoi meravigliosi sorrisi. Pensa a quante cose bellissime imparerai a scuola. Imparerai a leggere Tommi, ci pensi?! Da solo!”.
“Però a me mi piace quando mi leggi il libro te! Mi piace un sacco quando mi leggi Pinocchio e Elmer e il libro dei mostri e quello del cavaliere e ….”.
“Ma io continuerò a leggerteli. E quando ci andrà, potrai leggerne te, uno a me. Ci pensi?!”.
Ci pensa. E poi: eccolo!!! Questo è il sorriso perfetto per la fototessera per l’iscrizione a scuola. Quello che gli scappa ora. È il sorriso di quando ti stai immaginando una cosa bella. Una cosa che non sapresti spiegarla neppure troppo bene, ma ti piace. Quel sorriso un po’ sognante che si vede lontano un chilometro. Quel sorriso che ti brillano gli occhi.
E io mi ci perdo, in questo suo sorriso da prima elementare. E sono felice per lui. E spaventata. E curiosa. Emozionata.
“Mamma, hai pigiato? Hai scattato la foto?”.
“Oddio, no. Dai, rimettiti come prima, ora la faccio davvero”.
“Uffa, mammaaaa. Basta, io non la voglio fare la fototessera. Pietro, dai, falla te. Mettiti lì e ridi”.
“Mammaaaa”.
“Va bene, dai. Pietro mettiti qui e fai un bel sorriso”.
“Come?”.
“Un sorriso da prima elementare“.
Clic!

Il rosso e il nero

“Mamma, dov’eri te?”.
“A fare un laboratorio di scrittura con i ragazzi del doposcuola al Porto delle storie“.
“Al porto delle navi?”.
“No, delle storie”.
“Oh, wow!”.
……
“E cosa facevi? Oh, perché ti sei portata la nostra colla? E il nostro rotolo di carta?”.
“No, aspetta ma queste sono le mie forbici?”.
“Sì Tommi, ma te le avevo chieste in prestito stamani, ti ricordi?”.
“E io ti avevo detto sì, è vero”.
“Mamma, allora? Hai fatto un lavoretto, al Porto?”.
“No, in realtà abbiamo scritto e raccont….”
“Noi all’asilo niente lavoretto”.
“Sì!!”.
“No!!!”.
“Sì! Emme l’ha fatto!”.
“Ma io no!”.
“Anch’io no!”.
“Ecco, dicevo: al Porto delle storie c’erano dei ragazzi che…”
“Io a ‘silo nido fatto pippyurrà a Lessia!”.
“Oddio mamma, Gio ha fatto la pipì all’asiloooo”.
“No!”.
“Sì!”.
“No!”.
“Sì!”.
“Noooooooo. Io fatto pippyurrà a Lessia!”.
“Mamma?!?!? E questi pennarelli?”.
“Maettre fatto pippyurrà a Lessia!”.
“Sono nuovi?!”.
“Oh, Petro, io sto pallando!! Lessia offia candeline su a totta!”.
“Bello, Gio! Il compleanno dell’Alessia all’asilo. Evviva!”.
“Per chi sono i pennarelli?”.
“Per voi, bimbi”.
“Ma c’è anche il rosso!! Tommi, guarda, tre rossi!!!”.
“E il nero, anche!!”.
“Pippyurrà!”.
“L’hai presi al Porto delle storie, mamma?”.
“Veramente no, non è un …”.
“E ci rivai?”
“Sì, la prossima settimana, ma ti stavo dicendo che n…”.
“Quando ci torni mi prendi anche le tempere nuove? Grazie!”.

Cos’hai da fissarmi?

“Mammaaa, ti sei dimenticata di farci i lavaggini al naso, ieri”.
“Buongiorno anche a te, Pietro”.
“Anzi, veramente sono due giorni che non ce li fai”.

“Franci ma non mi avevi detto niente del matrimonio dell’Irene!!”.
“Ma pensavo che sicuramente saresti stato contento e che avresti suonato volentieri!”.
………..
“Sì, me ne sono dimenticata. Scusa!”.

“Ora tutti a vestirsi, dai! Stamani scegliete voi!”.
“Ma proprio quello che vogliamo? Tutto tutto quello che vogliamo?”.
“Tra la roba che è già nei cassetti, sì!”.
“Yuppy!!”.
…………..
“Mammaaaa”.
“Che?”.
“Nei cassetti non c’è nulla!”.
“Come nulla?”.
“No, mamma: niente. Sono andato a vedere nella cesta dei panni sporchi. È pienissima. Tutti i nostri vestiti sono lì”.
“Ho capito: faccio la lavatrice!”.

“C’è un telefono che suonaaaaa”.
“Franci è il tuo”.
“Sì, ehm. No, è la sveglia del telefono”.
“E che devi fare alle tre di domenica pomeriggio?”
“Dovevo chiamare la scuola dei bimbi”
………
“Ma è domenica, lo so!!!! Era per mercoledì e mi sono dimenticata di toglierla”.

In macchina verso casa, arriva un sms. È la mia mamma:
“Siamo stati contenti di avervi a pranzo. Però vi siete dimenticati qui le carte, il computer e il caricabatterie. Ti porta tutto Stefano?”.
“No grazie, torniamo indietro……..”.

“Mammaaaaa”.
“No, ti prego. Se è perché mi sono dimenticata di qualcos’altro: non me lo dire!”.
“Va bene……..”.
“Perché continui a fissarmi?”.
“Perché devo dirti una cosa!”.
“Cosa?”.
“Ti sei dimentic…”.
“No!!!!”.
“Ok, allora: tiseiscordatadimettermilacrema, ieri sera!”.

“Franci ma questo smalto tutto sbeccucciato e mezzo sbiadito?”.
“No, non me ne sono dimenticata! Non ho avuto tempo di toglierlo, ecco!”.

Questione di numeri

A Roma hanno avevano un problema con le quote rosa. A Roma…. Volete farvi un giro a Sesto Fiorentino? A casa mia, dico.
Io!!!!! Io, semmai, ho un problema con le quote rosa.
Tre figli maschi. Un marito – non importa che stia a specificare. E due pesci – maschi pure loro. Un fratello, tre cognati – tutti maschi – e un nipote. E non mi venite a dire che non è questione di numeri. Non me lo venite a dire, perché voglio dirlo io: “non è una questione di numeri!”. Non soltanto di numeri, via. E neppure di colori.
Capiteci quello che volte. Immaginatevi quello che più vi piace.
Io vi dico il mio colore preferito, che non è il rosa ma: il verde!

Mamma, ne manca uno!

Sono piccini, non sono scemi! Me lo sono ripetuto spesso in questi anni. E poi ci sono caduta come un pollo! È successo che domenica è morto un pesce. Uno dei loro tre, quelli che i nonni gli hanno regalato per il compleanno. L’ho trovato che galleggiava a metà vasca. Ma ho chiesto a babbo Matte di recuperarlo e dargli degna sepoltura – sotto gli scarti del cavolo e le bucce d’arancia della cena – nel cestino dell’umido. E a loro non abbiamo detto niente. Ho pensato che magari non se ne sarebbero neppure accorti. E invece, ieri sera: “Mamma, ne manca uno!!!”
“No, aspetta. Fammi vedere a me!”
“Oddio mamma, è vero sono due”
“E uno dov’è?”
“Dobè i pecce?!?”
“È morto?”
“Davvero, bimbi. È morto”
“Oh no!”
“Pecchè è motto? Fatta a bua?”
“Eh, forse sì, sai!”
“Ma qual è morto? Il mio?”
“Bah, non lo so. È difficile distinguerli”
“Io lo so. Non era il mio. Era quello di Gio! Gio, mi dispiace, il tuo pesce è morto”.
“Uffaaaaa, no!”
“Eh, sì. Mi dispiace Gio. Succede! Ma il mio per fortuna è ancora vivo. Il tuo è morto”
Lui fa il broncio e mi guarda. Interviene babbo Matte, convintissimo:
“È andato nel grande fiume dei pesci. Ora è lì che nuota con tutti gli amici!”
“Ah”
“Mamma dove l’avete messo?”
“Sta bene, si diverte un sacco”
“Ah”
“L’avete buttato nello sciacquone?”
“Ma assolutamente no!!”
“È cotttettto i’ mio pecce motto?”
“Certo che è contento!”
“Ahah yuppyy!!! Evviva pecce motto!!!!”
“Quando ne muore un altro aspettate me a buttarlo, ok? “