(Non)Compleanno

Ci sono tutti – meno due. Tutti a casa nostra.
Sono arrivati che ancora stavamo preparando per la merenda, ma i festoni e i palloncini erano già al loro posto. E le candeline – 10: erano già pronte. Così è cominciata la festa per i loro cinque anni. Una festa rumorosa e colorata, piena di amici e di regali. E ancora: rumorosa, che rende a pieno l’idea.
Emozionati loro. Felice io.
Scarpe di chiunque sparse ovunque. Sorrisi. “Voglio la fantaaaa”. Giochi disseminati dappertutto. Risate sguaiate. Patatine sbriciolate. “Oh, grande Cristian, è bellissimo!!! Wow, grazie”.  Sguardi complici. “Vince la squadra che avrà messo più vestiti addosso al suo bimbo. Pronti?!”. Pianti e bisticci. Calzini antiscivolo per tutti. Mezzo chilo di caramelle. “Bimbi, c’è la torta!”. Amici di tutti i tipi e di tutte le età. “Tanti auguri a teeeeee”.
Mi sono emozionata. Mi sono divertita da matti. Ho confuso nomi e giubbotti. Mi sono goduta ogni momento. I loro occhi felici davanti alle candeline. Loro due in mezzo a questa strampalata crew di amici.
Evviva loro.
Evviva babbo Matte che mi ha aiutata a rimettere tutto il caos.
Evviva Giulia, che non si tira mai indietro.
“Mammaaaaa!!! Ora ho cinque anni e presto mi caderà un dente. Te lo dico”.
Evviva!

A te

A te, che il cinque è il tuo numero preferito. A te, che davanti alle candeline ti si illuminano gli occhi e il sorriso ti arriva fino alle orecchie. A te, che da settimane – ogni giorno – mi ricordi qual è il regalo che vuoi. E io ti ho tenuto sulle spine fino all’ultimo. A te che adori il cioccolato. A te che: “Posso dormire nel letto con Giovanni, stasera?” e tempo due minuti “Mamma ma s’è preso tutto il posto lui!!! E poi respira troppo, mi dà noia!”. Sei proprio figlio mio! A te che con la tua valigina arriveresti in capo al mondo. A te che: “È mio!”. A te che sai come farmi ridere – e ti piace da matti, si vede! A te che: “Lo so!”. A te che adori i Gormiti e gli Skylanders. A te che staresti a farti accarezzare ore e ore. A te, che ti basta uno sguardo per mettermi in crisi. E poi un altro per farmi toccare il cielo con un dito.  A te che adori saltare, correre e arrampicarti. A te che mi incalzi di domande e di perché – tra l’altro, dico: non era passata ‘sta fase?! A te che hai riempito la mia vita di colori, di cuori e fiori e stelle. A te che l’hai riempita  di grida, risate, pianti e lamenti e scherzi e canzoncine assurde. A te che sei un lanciatore di frisbee nato. A te che adori festeggiare e che ogni scusa è buona. A te un bacio della buonanotte speciale. A te un abbraccio stretto e due parole sussurrate all’orecchio: “buon compleanno”.

Sull’inverno

Lui non si tiene più. Incontenibile è la parola che meglio di tutte lo descrive. E io non so più come prenderlo. Allora provo così: “Tommi c’è qualcosa che ti piacerebbe fare?!”
“Ora?”
“Sì, anche. Boh, qualcosa”.
“Ah, ok”.
Mi guarda stranito e nei suoi occhi lo leggo scritto a lettere cubitali: “Mamma ma che stai a di’?!”
“Davvero, Tommi. Cosa?”.
Allora gli si illumina lo sguardo. Gli scappa un sorriso furbo e io mi sono già pentita di aver fato questa domanda.
“Voglio giocare a frisbee”.
…….
“Voglio andare in bicicletta alle Cascine”.
…….
“Voglio fare un picnic”.
……..
“Voglio andare a fare il bagno in piscina”.
……..
“Voglio andare ai giardini, sullo scivolo e l’altalena”.
“Mamma, cos’è stato?!”
“Un tuono Tommi. Sta diluviando!
Qualche altra idea sul da farsi?”.

Un pappagallo

Ho fatto no con la testa. E basta! No, in effetti ho fatto anche una gran fatica: a non impicciarmi e poi anche a non ridere. Perché a tratti hanno dato prova di notevolisssime doti comiche.
La questione era annosa.
“Il pappagallo di Lego è mio!”.
“Nooooo!!! È di tutti e due!”.
“Sì, ma l’ho visto prima io quindi è mio!”.
“Ma io non ho nessun animale! E te hai anche la pecora e la mucca. Devi darmene uno, eh!!”.
…….
“Va bene, tieni la pecora”.
“No! Voglio in pappagallo”.
“Se vuoi un animale tieni la pecora, sennò niente”.
“Buaaaaaaamammaaaa”.
Faccio no con la testa, che vuol dire: dovete riuscire a mettervi d’accordo da soli, dai!! Dai che siete bravi, forza.
“Per favore, dammi quel pappagallo”.
“Ma la pecora è moooolto più bella! Guarda com’è!”.
“Buaaaaaaaaa”.
“Nooooo!!!! No, per favore non piangere che sennò mi fai piangere anche me, eh!!!”.
“Ma io voglio il pappagalloooo! Te l’ho già detto miliardi di volte”.
Vero! In effetti l’ha ripetuto quasi ininterrottamente per 35 minuti – tanto c’è voluto perché si trovassero d’accordo. E l’hanno fatto a due minuti dichiarati dalla cena.
Mettendoli tutti a tavola mi è venuto un dubbio: cosa mangerà, per cena, ‘sto benedettissimo pappagallo?!

Due righe

Ma se io, stasera, lasciassi tutto da fare?
Voglio dire: la cucina da pulire e riordinare, la tavola da sparecchiare, il pavimento da spazzare. Se lasciassi tutto così com’è – ed è un caos – voi dite che babbo Matte, tornando dal calcetto, se ne accorgerebbe?
Se la prenderebbe?
Se mi trovasse stramazzata a letto e tutto intorno una distesa di calzini da riappaiare, maglie da piegare, giochi da riordinare: capirebbe?
Potrei lasciargli un biglietto, giusto due righe: “Caro babbo Matte, qui c’è la cena. È pronta, ti manca solo di mangiarla. Per il resto, c’ho provato con tutte le mie (poche)forze(rimaste). Giuro! Poi ho messo a letto i bimbi e il silenzio, il buio, i loro respiri di sonno… Insomma sono crollROOONFFFF

Tanti auguri a te

“Allora, che avete fatto al compleanno di A?”
“Io ho saltato. Saltato, Saltato, Saltato”.
“Vabbè poi ho cantato anche tanti auguri a te”.
“E lo sai, babbo, che io gli ho anche dato il regaloooooo”.
Insomma, hanno sbrigato le formalità da compleanno. E poi sono partiti. Si sono lanciati a tutta velocità da quei benedettissimi gonfiabili, a ripetizione. Senza sosta. Seduti, sdraiati, a testa in giù, all’indietro, con l’urlo e senza l’urlo, a salto – avete presente i tre ragazzi ninja?! Hanno sudato come porchette. Hanno riso. Hanno pianto. Hanno corso come ossessi. Uno ha fatto a cazzotti con il festeggiato. Uno è atterrato di faccia dopo uno scivolone e l’altro… “Io fatta a bua a dito eppiede. Io pppanto tanto tanto tanto”.
Sì, questa volta è toccata a lui. Al piccirullo che ci prova, a tenere il passo dei giganti, ma non ce la fa.
E poi le porchette hanno fatto la doccia. Tre turni a rotazione casuale.
“Ah, mamma è ghiacciaaaaaa” – il freddoloso.
“Aaahh, adoro fare la doccia dopo i gonfiabili” – il godereccio.
“Noooooooo. Dai mamma. Dai mammaaa”.
“Dai! Facciamo veloci, promesso!”.
“Noooooo. Ahi. Noooooooo. A doccia, no!!!!” – il sudicione.
E io, fuori dai turni di pulitura, vorrei solo il letto – distrutta.

Come?! Dove eravamo? Qui – un posto carinissimo e terrificante insieme. Dipende dai punti di vista.