Ma che fatica tenere il punto!

E’ durissima non muoversi a compassione di fronte alle lacrime dei bimbi e non cedere! Siamo stremati… Io e lui!

Ha fatto orecchie da mercante tutto il giorno. Per ogni cosa.
Le ho dette, dette di nuovo e ridette – che poi è la stessa cosa ma con i bimbi succede spesso.
Gli ho detto che bisogna essere ubbidienti. L’ho detto di nuovo e l’ho ridetto.
Niente.
E ora è in punizione.
I suoi fratellini sono in giardino a giocare e lui è in casa con me. Mi guarda e piange.
E poi ha un modo di piangere così dolce… Ma devo resistere.

Mentre resisto mi domando – in fondo – chi dei due stia peggio. E intanto gli spiego il perché della punizione. Glielo dico, poi glielo dico di nuovo e glielo ridico. Ad intervalli regolari.
Perché almeno tutta questa fatica e questi lacrimoni non siano vani.
E poi – sempre mentre resisto – penso al “metodo Montessori”. Penso che devo approfondire la questione perché a me questa storia delle punizioni non è che mi faccia impazzire.
Però ci sono dei momenti in cui proprio non c’è altro da fare.

E intanto il tempo stabilito della punizione è finito – finalmente!

Gli rispiego perché era in punizione. Gli dico che non sono più arrabbiata e che deve fare il bravo ed essere ubbidiente.
“Va bene mamma”. Con una vocina ina ina…
Ci diamo un bel bacio.
Mentre esce in giardino, gli domando di nuovo se ha capito.
“Sì” dice.
Dice… Vedremo. Domani!
Oggi: basta punizioni.

Be original

Prendere lo smalto rosso fuoco di mamma, in gran silenzio. Riuscire ad aprirlo e spargerlo un po’ ovunque – vestiti compresi. L’hanno già fatto i tuoi fratelli. Una volta per uno, per un totale di due ore, china sul pavimento a pregare che lo smalto venisse via.

Far cadere una scatola intera di uova in cucina per poi ballarci sopra il “Tip Tap”. L’hanno già fatto loro.

Scrivere un po’ d’appertutto: muri, porte, copriletti, tavoli e tavolini – sedie comprese – e pure il divano, di pelle bianca… Con matite, penne, pennarelli, e anche con il mio mascara…  L’hanno già fatto i tuoi fratelli, ed hanno pure ripulito tutto, spugnetta magica alla mano.

Rovesciare un’intera moka di caffè sul piano di cottura di acciaio lucido – appena pulito -  perché “volevo vedere cosa c’era” – è stata la spiegazione a questo gesto avventato. L’hanno già fatto i tuoi fratelli.

Ingolfare il wc con la carta igienica, staccare le palline dell’albero di Natale e far strage nel Presepe. Perdere le chiavi di casa, costringendo la mamma ad una caccia al tesoro infinita, rovesciare il barattolino delle “bolle” in casa… Tutto già fatto.

Quindi, caro Giovanni, “be original”: inventati qualcosa che passi alla storia. Qualcosa di cui vantarsi con gli amici, qualcosa di altamente schifoso, di eclatante, assurdo, fantasmagorico. Qualcosa che mi faccia arrabbiare e ridere di gusto, insieme. Qualcosa per cui non riesca neppure a brontolarti perché – in fondo – è stata un’idea grandiosa!

Te lo dico: a mio rischio e pericolo…

Una cena ventosa in riva al mare

Che succede se una sera ventosa di fine estate, improvvisi una cena a cinque sulla spiaggia?

Succede che, appena arrivati, si fa a gara a chi lancia più lontano i sassi, in acqua, naturalmente.
Poi stendi un asciugamano grande, fermi gli angoli con dei sassi belli grossi, perché il vento soffia forte.
Succede che metti tutti a sedere, cominci a mangiare e poi, all’improvviso, pensi che loro non l’hanno mai sentito.
“Bimbi, lo volete sentire il profumo del vento?!”
“Sì, mamma!!! Sììì” – E’ meraviglioso l’entusiasmo dei bambini.

E allora succede che, se chiudi gli occhi e metti il naso all’insù, se respiri piano e forte insieme, senti il profumo del vento. Che sa di sale e di mare. Che sa di sabbia e conchiglie.

Succede che gli schizzi delle onde che si infrangono sugli scogli ti bagnano il viso e ti lasciano sulle labbra il sapore vero del mare.
Che il rumore delle onde al tramonto - nel loro andare e venire – ti affascina, ti ipnotizza.

Succede che la luce bianca della luna si riflette sul mare, nero. E tutto questo… “è bello, mamma. Vero?!”
Credo sia anche per compiacermi, ma va bene così.
“E’ bellissimo. E vissuto con voi. E ancora più bello”.

Succede che il vento scompiglia i capelli e, dopo una giornata di caldo torrido, è quasi troppo fresco.
E allora ti avvolgi con un asciugamano, con tuo figlio in abbraccio – uno solo, perché i grandi sono andati con il babbo sugli scogli.
E c’è un’unica cosa che rimane da fare: ringraziare il Signore.

Agosto, libreria ti riconosco

Ecco il secondo ciclo di incontri, organizzati dalla Libreria Cuccumeo a Firenze.

Da mercoledì 29 agosto a sabato 1 settembre, tutte le mattine, dalle 10 alle 11.30, “A spasso tra le note” con Milla e Dodo, alla scoperta delle note, gli strumenti musicali, il ritmo e tanti altri segreti della musica…
Un ciclo di 4 incontri e laboratori di alfabetizzazione musicale, per bambini di 3-5 anni

In più, tutti i pomeriggi, dalle 17 alle 18.30, “Che storia ‘ste storie”, divertimento, suspence, emozioni e scoperte, con mondi e personaggi di altri tempi.
Un ciclo di 4 incontri e laboratori per narrare del passato e del tempo che fu… Per bambini di 6-10 anni.

Per tutti gli appuntamenti è necessaria la prenotazione. Il costo singolo dell’incontro è di 8 euro. La tesserina per 4 incontri, costa 30 euro.
Per informazioni 055 483003 / info@cuccumeo.it

La Libreria Cuccumeo è a Firenze, in via Enrico Mayer 11/13 r.

Un’estate da bambino… Si o no?!

Oggi faccio la figa! Ho letto un articolo sul “Telegraph”… eh?!?!
L’ho letto perché era linkato dal sito del Corriere.it – però l’ho letto!
Raccontava dell’estate da sogno per i bambini dai 5 agli 11 anni. Rullo di tamburi… è emerso che la loro vacanza preferita è – più o meno – in giardino: nascondino, bici, giochi d’acqua… Senza ansie di orari, compiti, appuntamenti…
Niente di speciale, dunque: qualche pomeriggio rilassato “a sgambare”. Proprio come i cavallini, i cucciolotti…

E anche se i miei sono “fuori target”, non compresi nel campione preso in esame, mi sento di concordare – forse.
Perché i bambini hanno bisogno della propria routine, di calma e tranquillità. Perché ai bambini basta poco. E non è solo un modo di dire.
Perché tanto non si ricorderanno nulla, che li porto a fare?!?! Un grand’ambaradan di roba, una fatica assurda e poi?!

Questi sono i motivi per cui – anche quest’anno – abbiamo rinunciato al viaggio in aereo – inteso come “un bel viaggio come dico io”: Spagna, Grecia, Irlanda, Tailandia, Africa…. Li ho sentiti ancora piccoli, ecco!

Poi mi guardo in giro: qui al mare – ma più di tutto a Firenze – vedo un sacco di belle famiglie straniere “turiste” con almeno due – se non tre – bimbi al seguito, anche piccoli. Organizzatissime, felici e splendenti. E mi dico che forse avrei potuto provare.
Che, è vero, i bimbi non si ricorderanno niente, ma io gli avrò trasmesso l’incanto della scoperta, il bello dell’essere curiosi, il fascino del viaggiare.

E, come spesso mi succede, rimango nel dubbio. Con la certezza che, il prossimo anno, un bel “viaggio in aereo” non ce lo toglie nessuno!!

E’ tutta questione di marketing

Tutto sta nel vendere bene quello che si ha. In questo caso: un posto in macchina!

Tre bambini, tre seggiolini: due posti lato finestrino, un posto centrale. E naturalmente i più ambiti sono quelli al finestrino, specialmente da quando i gemellini hanno capito come fare ad aprire e chiudere il vetro… Un incubo!!!
Il problema non sussisterebbe neppure poiché – secondo natura– vince il più forte – in questo caso i più forti – e il più piccolo deve accontentarsi del posto centrale. Ma siccome il “piccino” pesa un quintale, la mamma non ce la fa a piazzarlo nel posto centrale.

Ed ecco il dramma: “Chi sta nel mezzo?”

Se va bene: nessuno risponde. Se va male: Pietro risponde “Tommaso” e viceversa…
Allora oggi ho sfoderato – anzi rispolverato – tutte le mie competenze in materia di marketing: “Altro che finestrino. Ma guardate qui, si vede tutta la strada: semafori, cartelli, incroci, le altre macchine…” Sono lanciatissima. Riesco a convincere Pietro – che più che altro, forse, s’è mosso a compassione…

Si parte. Prosegue la mia campagna pro – posto in mezzo. Ogni occasione è buona per sottolineare quanto sia figo questo posto. Ogni tanto lancio occhiate dallo specchietto, vedo un mezzo sorriso di Pietro e penso “Grande!!! Ma chi sono?! Guarda come l’ho convito!!” Tommi intanto tace…
Arriviamo.
Sgancio Tommaso.
Sgancio Giovanni.
Arrivo da Pietro e prima che possa dire qualsiasi cosa: “Mamma la prossima volta io vado al finestrino e Tommi viene nel mezzo va bene?

… … … “Va bene” … … …