“Nella vecchia fattoria”

Siamo in campagna. Il posto ideale per vedere da vicino qualche animale della fattoria. Abbiamo messo da parte bucce di frutta, scarti di pomodoro, croste di formaggio, pane secco ammollato. Pronti per andare a dar da mangiare alle galline!

Il più entusiasta era Giovanni. La cosa non mi ha affatto meravigliata. La sua indole naturalista era già venuta fuori allo zoo, qualche mese fa. L’avevo trovato con la mano in bocca alla capra, che rideva!! – non la capra. Giovanni!

E mentre i suoi fratelli ci hanno messo un po’ di tempo per sciogliersi, lui era a suo agio: tra mucche, capre, galline e conigli. Ha cominciato ad urlare di felicità. E, nel tentativo maldestro di toccare la mucca, è finito nella mangiatoia!! E, onestamente, la più spaventata – in quel momento – mi è sembrata proprio la mucca!

Anche Pietro e Tommaso poi si sono sciolti. Occhietti felici e curiosi…

C’erano le galline, libere di starnazzare, appollaiate sulle travi della stalla. E appena Pietro è stato a tiro, gliel’hanno fatta sulla maglietta!!
Mi ha guardato chiedendomi con gli occhi “Che si fa in questi casi?!”. Ho sorriso: “Birbona gallina. L’hai fatta in testa a Pietro!!” – ho detto. Ha sorriso anche lui: tragedia scampata!!

Abbiamo respirato la stalla – un puzzo che buttava in terra. Abbiamo visto la cinghialessa allattare i suoi piccini. I conigli mangiare. Abbiamo dato il pane alle galline.
La cosa più difficile è stata far capire a Giovanni che non era roba per lui!

A fine pomeriggio eravamo tutti sudici da morire. Sudici, puzzolenti. E felici!

“Un tappeto come un giardino”

Alla Biblioteca delle Oblate, a Firenze, continuano gli appuntamenti di “Obladì”, il sabato tutto dedicato ai bambini, curato dall’Associazione Allibratori.

Sabato 28 luglio alle 16.30, è la volta della  lettura animata ad alta voce “Un tappeto come un giardino”, una fiaba persiana che ci fa immergere in un lussureggiante giardino, simile ad un magico tappeto, in compagnia di piante e animali di ogni genere.

Una lettura per bambini dai 3 ai 6 anni.

Per partecipare è necessario prenotarsi allo 055 2616 512.

Un pomeriggio ventoso

Nel bel mezzo di Circe – non so se avete presente: vento a più non posso, nuvole, pioggia. E chi più ne ha, più ne metta… Tommaso decide che, se proprio non si può andare al mare, e neppure in piscina, allora andremo a vedere da vicino i “ruotoli” – lui li chiama così. Io, invece, li chiamo covoni di paglia.

Hai voglia a spiegargli che il vento è troppo forte per uscire… Ha risposto che a lui non dà noia! E allora: tutti a prepararsi!!

Intanto: trova i ruotoli…. I contadini, allarmati dalle previsioni meteo funeste, si erano sbrigati a portare tutti covoni sotto i tendoni. E dunque, dei ruotoli: neppure l’ombra.
Dopo un bel giro in auto – bello davvero, perché qui la campagna è favolosa – finalmente, eccone qualcuno!

Appena scesi dalla macchina, veniamo investiti da raffiche di vento fortissime. Giovanni, attaccato al suo babbo, fa fatica anche a respirare. Pietro e Tommaso, per mano alla mamma – non avessero a volar via, seccherelli come sono!!
Penso: “Ma che siamo venuti a fare?!!”
Dopo qualche centinaio di metri nei campi, raggiungiamo il covone. I bimbi sono entusiasti.

Prima di tutto: un bello scivolo “a tre” giù dal covone.
Poi ci mettiamo seduti ai piedi del “ruotolo”, al riparo.
Chiudo gli occhi e ascolto il vento. I bambini mi guardano: un po’ incuriositi e un po’ dubbiosi. “Ascolto il vento” – gli dico.  Allora anche loro chiudono gli occhi. E si mettono in ascolto. Sorridono: l’hanno sentito!
Sorrido anch’io. E penso che, dopo tutto, Tommaso ha avuto proprio una gran bella idea!

 

La vita è un dono

L’altra mattina, in spiaggia, ho assistito – non invitata – ad una conversazione agghiacciante. Si: ho proprio “bracato”. Ma la conversazione è stata così tremenda e triste che ho deciso di non darle nessun eco. Uno scambio di opinioni tra “mamme al primo figlio”, sull’eventualità – o meno – di farne un secondo. Una sequela assurda di pro e contro. Ho avuto la tentazione di intervenire, ma non ero sicura di riuscire a tenere un tono “da spiaggia”, quindi ho preferito soprassedere.

Cosa avrei detto? Quello che ho imparato. Quello che sento.

Che la vita è un dono.
Che la maternità è un dono. Uno dei più preziosi che il Cielo possa farci. Sia che siamo mamme di pancia, o mamme di cuore – come dice una mia bellissima amica mamma.

Che i bambini arrivano quando è il momento giusto. E non sempre questo momento, sembra giusto anche a noi: troppo presto, troppo tardi…Ma questo ha poca importanza!

Che tutte le paure e i dubbi dell’attesa – siano i nove mesi della gravidanza o i molti di più dell’adozione – svaniscono nell’attimo stesso in cui guardiamo i nostri figli negli occhi, per la prima volta.

Che l’amore dei genitori non si divide ma si moltiplica. Per due, per tre… Per quanti sono i bambini della famiglia. E anche di più!

Che quello che serve per cinque, basta anche per sei. Nel senso che le possibilità economiche non possono essere un argomento per “decidere” se accogliere o meno una nuova vita.

Che il sorriso di un bambino, a fine giornata, ti ripaga di tutte le fatiche.

Che non ci sono “contro” che tengano. Che la Vita è Vita.
E vince: sempre.

“Quando un delfino imparò a fischiare!”

Una lettura animata ad alta voce, curata dall’Associazione Culturale Allibratori.
Un viaggio onirico e poetico alla ricerca dei suoni della natura.
Un’occasione in più, per i nostri piccini – ma anche per noi grandi un po’ “noiosi” – di crescere, sognare e stupirsi…

L’appuntamento è alla Biblioteca delle Oblate, sabato 21 luglio, alle ore 16.30.

La lettura è per i bambini dai 3 ai 6 anni, ed è necessaria la prenotazione.
Informazioni, all’Help desk della Biblioteca delle Oblate di Firenze, allo 055 2616512.

SmartMommy, il mare e… il cappellino

Io sono fissata con il cappellino… Forse perché i bimbi hanno sempre avuto tre capelli in testa, e mi faceva tanto l’idea che si sarebbero abbrustoliti il cervello.

Ma i bambini odiano il cappello – lo sanno tutti. Lo sapevo anch’io che, con i gemelli, ero una mamma alle prime armi. Per questo ho cominciato a metterglielo da subito! Volevo che diventasse un’abitudine, come mettersi il costume e le ciabatte.

Due bellissimi cappellini da pescatore! Ma la partenza non è stata delle migliori: come gli mettevo il capellino, loro se lo levavano. All’istante. Mi scappava pure da ridere! E ogni volta che lo toglievano, io glielo rimettevo… Senza farla troppo lunga: solo un “il cappellino va tenuto”, deciso e convinto. E così all’infinito…
Alla fine dell’estate avevano imparato che in spiaggia si tiene il cappellino!! Il mio motto – tra gli altri – è: “Chi la dura la vince”. E se mollavo io: vincevano loro, e si cuocevano la testina! Gioco forza…

Con Giovanni – quest’anno – la questione si è riproposta. Solo che io non son più alle prime armi!
Il problema è che, a fronte di tre figli, ho solo due mani. Risultato: ho aumentato la velocità con cui raccolgo i capellini. Si, perché: il vento, una gomitata, un salto…. I modi per farlo cadere “accidentalmente” sono milioni. Se poi aggiungiamo che Giovanni è in piena fase “il cappellino non lo voglio”… ho detto tutto.

Gioca a mio favore il fatto che il piccino veda i suoi “fratelli” con il capello. Un buon esempio, un ottimo esempio… Ogni tanto!