Di calzini appesi

Di calzini appesi“E ora, bimbi, scegliamo un calzino per uno e lo appendiamo all’albero!”.
“Ma come un calzino, mammaaaaa?!!!”.
“Per la Benfana. È stanotte!!”.
“Sììì!!!! Yuppiiiiii”.
“No, ma io voglio mettergli a calza!”.
“Ma il calzino è tuo tuo, Tommi! E la Befana lo riconosce e non rischia di sbagliare”.
………
“Lo sai che la Befana è un po’…”.
“È un po’ rincitrullita, vero mamma?!”.
“Un pochino sì, Pietro!”.
“Eh lo so peròòòòòòòò. Uffa, però…..”.
“Che?!”.
…………..
“Hai paura che un calzino sia troppo piccolo?”.
“Non è quello! È che…Cioè, dico: un calzino….”.
“Hai paura che puzzi?! Ma se ne prende uno pulito!!
“È che….”
“Cheperònellacalzacistannopiùcaramellecheinuncalzino!!”.
Mi pare non ci sia altro da aggiungere :)
Buona Festa dell’Epifania!

In classe c’è un pulcino

Buona la prima! Anzi no: la seconda è venuta decisamente meglio.
Il secondo giorno di prima elementare stravince sul primo. Niente lacrime. Sorrisi sereni. E la voglia di andare, quella vera!
Per loro. E per me.
Arriviamo – in ritardo! – senza più quella sensazione di non sapere, che non sopporto.
La classe è quella di ieri, i bimbi, le maestre, i banchi… Tutto uguale, ma con un’aria più familiare. E questo rende ogni cosa più bella.
E poi non c’è quell’orda di parenti urlante che ieri ci ha lasciati: basiti!
Escono a mezzogiorno e mezzo per mano alla maestra e sono entusiasti: “Mamma, abbiamo scritto le paroline, oggi!”.
“Sì, abbiamo scritto… Cos’abbiamo scritto, Pietro?”.
“Il mese”.
“Sì, il mese”.
“E tanti amici”.
“Sì, e tanti amici”.
“E scuola”.
“E poi la maestra ha acceso la LIM”.
“Sì, abbiamo sentito le canzoncine. E abbiamo visto i vidii:”.
Penso: “Wow”.
Lo penso e lo dico. E vedo aprirsi un sorriso furbo da morire. Che poi si trasforma in una gran risata: “Abbiamo visto il video del pulcino Pio, mammaaaa!!!!”.
Pulcino-Pio
“E lo sai come finisce il video, mammaaaaa?!”.
Rido. Ridono. E penso che: io queste maestre le adoro! Insomma, voglio dire: non mi viene in mente un uso migliore della LIM. E lo dico ridendo ma sono serissima!

Che sia già domani

Se ci penso mi vengono le vertigini. Se provo a fare un conto degli anni che… Ma no, ché in effetti poi fare i conti non mi è mai piaciuto granché. Allora faccio la cosa che più di tutte mi riesce meglio: assaporo queste emozioni. L’entusiasmo dei preparativi. La dolcezza dei loro sorrisi. Qualche timore. L’agitazione. Ma, su tutte, la felicità. La leggo scritta a caratteri cubitali nei loro occhi. La sento urlata nel loro vocio.
DSC_0842E sono emozionata con loro. E per loro. E felice! È il loro – il nostro – primo giorno di scuola. Quella vera. Quella con i quadernoni, l’astuccio, il libro. Quella con la ricreazione. I compiti per casa. Quella dove s’impara a leggere e a scrivere.

Vi guardo dormire. Ascolto il vostro respiro.

Accarezzo i tuoi riccioli, Pietro. E sorrido, pensando a tutte le tue domande. Alle mille risposte che hai. Alla tua paziente impazienza. Alla tua voglia di sapere, di capire. D’imparare. Di far bene. E te lo sussurro, anche se non mi senti, che “a sbagliare non c’è niente di male. Niente! Non te lo dimenticare mai”. E ti bacio.
Accarezzo il tuo capino biondo, Tommaso. E penso a  quel tuo modo così diretto di arrivare. Trasparente. Passionale. A quello zainone che ti porti dietro ovunque, da Luglio. Domani è il gran giorno, finalmente potrai usarlo come si deve. Mi scappa da ridere. E ti bacio.
E mi si riempie il cuore di tenerezza. E v’immagino tra qualche ora. Sorridenti. Impazienti di uscire di casa. Agitati. A urlare qualsiasi cosa vi passi per la mente.
Mi si riempiono gli occhi di lacrime: è tenerezza.
Emozione.
E ho voglia che sia già domani!

Sarà un passo in più

Bisogna che lo porti a fare un giro alla sua scuola nuova. Perché almeno veda com’è. Per annusarla un pochino. Perché cominci a capire che: ci siamo, è domani!
Siamo (quasi) tutti. C’è lui – Giovanni – che tra un giorno comincerà la scuola materna. E ci sono i suoi fratelli grandi- per darmi man forte.
Le maestre sorridono molto – e questo mi fa felice – e ci fanno fare il giro dell’asilo.
“Allora, Pietro, che dici dell’asilo nuovo di Gio?”.
“È bellissimo! Ci sono un sacco di giochi”.
È esattamente quello che speravo dicesse. Ma lui – Gio – mi stringe forte la mano. E arriccia la bocca. E gli viene quella faccia buffa di quando non vuole fare qualcosa.
Non c’è bisogno che dica nulla: lo vedo. Lo sento benissimo.
Torniamo a casa e gli provo il grembiule: “Guarda come sei bello, Gio! Il grembiule come i bimbi grandi!”.
E lui non ne vuole sapere. Allora lo togliamo. E rimane appeso sulla gruccia, in corridoio, per tutto il pomeriggio. Lui ci passa davanti un sacco di volte e, ogni volta, lo ignora. Finché non arriva il babbo: allora glielo fa vedere, fiero.
“È i’ ghembiule mio della mia ccuola materna”. E sorride.
Penso che sarà dura. L’inserimento, le maestre nuove, i nuovi amici. Che sarà dura ma passerà.
E penso a quel suo modo così dolce che ha di affrontare le fatiche, i tanti “no” che si sente dire, i compromessi a cui deve scendere. Penso ai suoi grandi sorrisi, ai suoi grandissimi pianti. A quel suo modo di “sentire” così pieno. E profondo.

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Si divertirà.
“Divertiti, piccolo Giovanni! E sarà un passo in più. Per te. E per me”.
È il mio augurio per te, all’inizio di questa nuova avventura.

E tre!

“Ok, eccoli lì. Allora: uno, due…
No, aspetta: uno, due….
Ma porca schifa, perché me ne manca sempre uno?!”.
Sppplashh
“E tre, eccolo è riemerso!!”.
Buon mare a noi (quattro).
E un bacione al nostro babbo che è tornato a lavoro.

Gnam!

“Ragazzi, a me questo non mi piace!”.
“Dai, Tommi!!”.
“Senti, mamma: no!”.
“Prova se lo volesse qualcuno, dai”.
“Qualcuno lo vuolesseee?”.
“Io!!”.
“Benissimo! Dallo a Pietro, vai!”.
“Wow….Tieni”.
“Aspetta ma: l’hai sputato?”
“No!”.
“Bene, perché io la roba sputata non la mangio!”.
“Non l’ho sputato”.
“L’hai ciucciato?”.
“No”.
“L’hai leccato?”.
“No”.
“Qui?”.
“No”.
“Qui?”.
“No”.
“E qui che mi sembra…”.
“No”.
“Qui sì, Tommi!”.
“Dai, peròòòò”.
“Tieni! Riprenditelo”.
“Uffa”.
“E anche questo”.
“Ma questo pocooo”.
……
“Uffa, m’è toccato mangiarlo”.
“Tommi, mi dispiace, ma io mangio la mia roba che è meglio”.
“Allora anch’io mi mangio la tu’ robaaaaa”.
“Cheeee?!?”.
“Gnam!”.